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venerdì 28 maggio 2010 |
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Non minori perplessità suscita il ritardo, per non dire l’assoluto silenzio, nella costruzione normativa ed amministrativa del nuovo comparto dei servizi di linea a carattere commerciale che la riforma settoriale ha previsto, ma non direttamente disciplinato se non per la parte afferente i servizi internazionali all’interno degli Stati comunitari (reg. n.684/92/CEE del 16 marzo 1992 e successive modifiche ed integrazioni). Eppure è questa una conseguenza diretta ed inevitabile dell’apertura del mercato alla libera attività professionale delle imprese di trasporto persone su strada, che comprende ovviamente anche la facoltà di predisporre e di proporre offerte di servizi che l’accettato rischio imprenditoriale rende autonomi e soggetti solo all’accertamento dei requisiti legali previsti per il riconoscimento della professionalità dell’impresa che li richiede. E’ questo il motivo per cui lo stesso ordinamento comunitario ha assoggettato tali servizi al regime autorizzatorio, di competenza delle amministrazioni cui è stata istituzionalmente affidata dal legislatore. Ebbene, a distanza di oltre quindici anni dall’entrata in vigore del regolamento comunitario, si naviga ancora a vista in questa materia, che ha finora partorito solo il decreto legislativo 21 novembre 2005 n. 285 avente ad oggetto la disciplina delle autorizzazioni per l’attivazione delle nuove linee commerciali di competenza statale: e cioè le linee triregionali ed oltre. La sofferta adozione di questa legge dimostra quanto sia ancora lontana dalla nostra mentalità operativa la concezione di concorrenza: addirittura ciò che in sede comunitaria è stato reso attuativo entro pochi mesi, continua ad essere circondato nel nostro ordinamento da salvagenti appositamente costruiti per ritardare quanto più possibile l’entrata in vigore delle nuove possibilità operative, addirittura garantendo la sopravvivenza dell’efficacia delle vecchie concessioni per altri lunghi anni. Disponibilità burocratica restia a perdere i poteri discrezionali da sempre posseduti ed interessi monopolistici delle imprese concessionarie che si sono spartite negli anni il mercato del trasporto su lunghe distanze costituiscono ancora oggi una realtà che ostacola la piena liberalizzazione dell’attività professionale anche nel comparto dell’offerta commerciale, finendo per penalizzare così, a tutela di interessi di pochi, l’interesse della generalità dell’utenza che non può che trovare un vantaggio dall’ampliamento della quantità dei servizi di trasporto offerti.
Anche questa è una situazione al limite, sulla quale persiste un silenzio tombale, rotto soltanto sporadicamente da qualche sentenza che imprese coraggiose riescono ad ottenere dopo avere combattuto non solo contro le imprese concessionarie già depositarie del monopolio sui nuovi collegamenti da attivare, ma anche, e questo è veramente scoraggiante, contro le amministrazioni locali che sono sempre schierate con i monopolisti pubblici o privati non fa differenza contro le effettive esigenze di mobilità delle comunità che pure dicono di rappresentare. Occorre rimuovere questa cappa ed attivare una nuova riflessione del legislatore nazionale che, in nome della tutela della concorrenza, è nella condizione di emanare una nuova legge di principio anche per tale comparto in cui siano fissati i principi comuni necessari a garantire l’omogeneità delle condizioni di accesso al mercato e di esercizio professionale su tutto il territorio nazionale, ma siano anche previsti gli interventi che le singole Regioni sono tenute a compiere per uniformare la disciplina delle linee biregionali di rispettiva competenza a quelle disciplinate direttamente dal legislatore statale.
Infine, per quel che attiene agli interventi da compiere nel comparto dell’attività di noleggio con conducente, sia con autobus che con autovetture, ferma restando la conquista, anche questa ottenuta a seguito di una forte pressione soprattutto giudiziale, della legge che disciplina l’esercizio professionale del noleggio autobus con conducente, occorre affrontare con serietà le conseguenze di tale riconoscimento con particolare riferimento alla impossibilità di continuare a considerare l’attività di noleggio autovetture con conducente, che non è altro che una modalità di esecuzione con mezzi diversi della stessa attività professionale che esercita l’impresa di noleggio autobus, quale mera estrinsecazione di un servizio pubblico, alla stregua del servizio taxi. Proprio questa ormai non più condivisibile equiparazione è alla base della attuale conflittualità che sta sconvolgendo i due comparti del servizio taxi e del noleggio autovetture e che sta determinando una sorta di derby tra le stesse forze politiche schierate chi a favore e chi contro le pretese dei tassisti che stanno tentando, prima di dover accettare l’inevitabile, di costruirsi spazi di fuga in avanti attraverso la richiesta, finora accolta da una parte politica poco attenta o troppo coinvolta, della costruzione normativa di “territori di riserva” entro i quali confinare i noleggiatori di autovetture per evitare qualsiasi pericolo di concorrenza sulle aree più appetibili sotto il profilo economico. Per fortuna, anche per merito della nostra Associazione, questo tentativo che era stato portato alle estreme conseguenze con l’introduzione di disposizioni addirittura peggiorative di quelle contenute nella legge n. 21/1992, è fragorosamente abortito anche se ancora stenta a farsi largo la consapevolezza dell’ineluttabilità della separazione sopra indicata che è destinata comunque a realizzarsi in quanto non effetto di una volontà corporativa di una categoria, ma di un principio di liberalizzazione dell’attività professionale voluto dalla Unione Europea quale strumento essenziale per la apertura di un mercato del trasporto persone su strada finalmente lasciato alla capacità imprenditoriale di chi in esso intende operare.
Sarebbe veramente auspicabile che al posto dei lunghi, inconcludenti e spesso noiosi dibattiti che nei numerosi convegni che riguardano il settore del trasporto persone su strada si susseguono con cadenze anche eccessive, si avesse il coraggio di affrontare con sano realismo le problematiche operative accantonando le discussioni teoriche che possono tranquillamente essere confinate nei libri universitari, lasciando invece spazio per gli approfondimenti pratici e per le opportune iniziative concrete che ne possono scaturire.
(Avv. Alessandro Cagnoli - Segretario Nazionale FAI TRASPORTO PERSONE)
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