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venerdì 28 maggio 2010
Indice articolo
La riforma riformata.
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Ciò che si doveva fare ma che non è stato ancora fatto.
Per chi aveva sofferto le prevaricazioni della mano pubblica negli anni ‘70 ed ‘80 ed aveva dovuto difendere lo spazio dei minimi diritti conservati alle imprese private nella gestione dei servizi di TPL, nonché gli ambiti sempre più ristretti lasciati all’autonomia imprenditoriale nel comparto dei servizi di noleggio, quanto deciso a livello comunitario negli anni ‘90 con la progressiva liberalizzazione dell’attività professionale di trasporto persone su strada aveva assunto il dolce sapore della rivincita e della soddisfazione per il recupero di un ruolo e di una funzione fondamentale per lo sviluppo ed il consolidamento del nuovo mercato del trasporto costruito intorno al processo riformatore avviato in sede comunitaria.

Anche se la delusione per i risicati risultati che si è riusciti a conquistare in tutti questi anni ha raggiunto livelli rilevanti, dal momento che l’opzione della riforma è servita principalmente a celare le pressioni per la conservazione di uno status quo antitetico a qualsiasi principio evolutivo dettato in materia, tuttavia ancora non si è spenta la volontà di contribuire a rendere finalmente operativo il processo riformatore avviato con tanto entusiasmo e subito soffocato dagli interessi e dalle posizioni di potere radicate ormai in questo settore con il consenso purtroppo non solo dei terminali politici ed amministrativi, ma di larga parte della stessa rappresentanza categoriale, che ha perso probabilmente la capacità di reagire riducendosi ad accettare supinamente le scelte compiute da un sistema in cui ancora predominano le posizioni delle società pubbliche ed i pretesi automatismi insindacabili  della discrezionalità amministrativa.

Eppure, i principi sui quali l’ordinamento comunitario ha fondato la riforma del settore, e che lo stesso legislatore nazionale ha inteso riprendere espressamente e addirittura rafforzare nelle sue forme esecutive, sono di una estrema chiarezza, perché prevedono il superamento delle posizioni dominanti nella gestione dei servizi, limitando al massimo l’esercizio monopolistico, e l’introduzione di regole di concorrenzialità nello svolgimento delle prestazioni di servizio. Sono i due principi cardine del processo di riforma, quale inteso dal nostro legislatore nazionale con l’entrata in vigore del decreto legislativo n. 422/1997, e sono i due principi che, a distanza di più di dieci anni, continuano ad essere ignorati, contraddetti, o peggio sovvertiti nelle soluzioni applicative poste in essere, anche se formalmente sempre sbandierati nelle premesse degli atti adottati.

E’ la sindrome del gattopardo che continua a produrre i suoi effetti, continuando ad inquinare i rapporti politici ed amministrativi nel nostro paese, a sconfessione clamorosa del verbo leghista secondo il quale il vento del Nord, se opportunamente incanalato nella costruzione federalista, è in grado di estendere al Sud i supposti benefici di chiarezza, efficacia ed operosità dell’amministrazione nordista, mentre la realtà delle cose evidenzia che, caso mai, è il vento del Sud, inteso quale portatore di lassismo, neghittosità, opacità e clientelismo, ad avere contaminato l’area del Nord, con tutte le conseguenze che sono facilmente individuabili, ma che nessuno si sforza di cambiare, perché la tracimazione del sistema verso formule sempre più disinvolte di gestione del potere politico ed amministrativo è troppo invitante per pensare di combatterla seriamente.

Eppure, anche se il rischio di essere catalogato tra i superstiti ed inguaribili idealisti non è indifferente, continuo a ritenere che per rovesciare l’ordine innaturale dell’attuale andamento della conduzione politica ed amministrativa non servirebbe alcuno sforzo titanico, ma sarebbe sufficiente che si incominciasse a pretendere in ogni esternazione della pubblica amministrazione il rispetto rigoroso dei principi generali che sono stati introdotti nel settore e che indicano gli obiettivi e le finalità dell’azione pubblica nella sua visione più elevata, abbandonando le comode posizioni di chi segue la corrente senza sollevare obiezioni sperando di trarre da tale suo atteggiamento i benefici che di solito ottiene il servitore dei potenti, almeno fino a quando i potenti serviti detengono il potere.

Per aprire un serio confronto e dibattito proprio sul recupero della funzione dei principi fondamentali che hanno accompagnato l’attivazione del processo di riforma settoriale, occorre partire dal segnalare, con la dovuta franchezza e senza ricorrere a palliativi del tutto inutili, nei vari comparti in cui si articola oggi il trasporto persone su strada, le anomalie, le disfunzioni e le contraddizioni che, rispetto a tali principi, sono riscontrabili nelle decisioni politiche e nelle opzioni amministrative maggiormente gettonate nell’attuale momento.

I principi fondamentali della riforma sono chiari e semplici nella loro formulazione: può essere interessante verificare quale rispondenza essi hanno rispetto allo scenario che sta componendosi nel comparto del trasporto pubblico locale, che è sicuramente il più importante almeno per l’ammontare delle risorse finanziarie che esso assorbe annualmente.

Il panorama degli interventi attuativi in questo comparto, rivelano due filoni prevalentemente seguiti a livello regionale: quello del richiamo a procedure concorsuali di gara per l’affidamento delle nuove reti dei servizi di TPL senza peraltro avere predisposto alcuna disciplina specifica relativa alle modalità di svolgimento, ai requisiti ed alle condizioni di accesso e di confronto comparativo, ai rapporti scaturenti da un frazionamento della gestione tra una pluralità di imprese e quello della identificazione delle reti con l’insieme dei servizi di TPL in esercizio, con l’effetto conseguente di negare la necessità di una distribuzione omogenea di tali servizi all’interno di specifiche unità di rete a carattere territoriale da definire e di orientare le amministrazioni competenti verso soluzioni semplificate in cui la funzione di riorganizzazione dei servizi di TPL, basata sulla soppressione dei titoli preferenziali in precedenza attribuiti ai concessionari delle singole linee, che  doveva rappresentare l’elemento essenziale per una revisione sostanziale dell’intera rete dei servizi di TPL e per una ridistribuzione degli oneri economici e dei livelli di mobilità sociale sostenibile nelle varie aree territoriali, si è ridotta ad una mera schedatura dell’esistente.


 
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